Perché Lindt si oppone all’IGP del Gianduiotto? Dietro la battaglia c’è il valore di un nome

La vicenda del riconoscimento IGP del Gianduiotto di Torino sembrava avviata verso una conclusione positiva. Dopo anni di confronto tra produttori piemontesi, istituzioni e grandi aziende del settore, il disciplinare era stato trasmesso alla Commissione Europea per l’esame finale. Poi è arrivata la sorpresa: Lindt & Sprüngli, proprietaria dello storico marchio Caffarel, ha presentato ricorso al TAR del Lazio contro il provvedimento ministeriale che ha dato il via libera all’iter europeo. (ANSA.it)



Una battaglia che non riguarda l’IGP in sé

A prima vista potrebbe sembrare che Lindt sia contraria al riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta. In realtà la multinazionale svizzera sostiene una posizione più articolata.

Attraverso Caffarel, azienda considerata l’inventrice del gianduiotto moderno, Lindt afferma di non voler bloccare l’IGP, ma di voler tutelare il proprio storico marchio registrato “Gianduia 1865 – L’autentico Gianduiotto di Torino”, registrato fin dal 1972 e rinnovato nel tempo. (ANSA.it)

Secondo l’azienda, il disciplinare approvato dal Ministero non garantirebbe una protezione sufficientemente forte e duratura del marchio commerciale. Per questo motivo il ricorso punta a ottenere una maggiore certezza giuridica sulla convivenza tra l’eventuale IGP e il brand storico di Caffarel. (ANSA.it)

Il nodo: chi può usare il nome “Gianduiotto di Torino”?

Il cuore della disputa riguarda la possibile sovrapposizione tra la futura denominazione protetta e il marchio registrato di Caffarel. Lindt teme che il riconoscimento IGP possa creare in futuro conflitti interpretativi sull’utilizzo commerciale di una denominazione che richiama molto da vicino il proprio brand. (ANSA.it)

Dall’altra parte, il Comitato Gianduiotto di Torino IGP – che riunisce oltre quaranta imprese piemontesi – sostiene che la normativa europea già preveda strumenti adeguati per garantire la coesistenza tra indicazioni geografiche e marchi storici. Inoltre ricorda che il Ministero aveva già esaminato e respinto le obiezioni presentate dall’azienda durante la fase amministrativa. (ANSA.it)

Una storia che sembrava chiusa

La nuova opposizione ha sorpreso molti osservatori perché nel 2024 era stato annunciato un compromesso tra il Comitato promotore e Lindt. In quella fase l’azienda aveva dichiarato di non ostacolare il percorso verso l’IGP, pur scegliendo di non aderire al disciplinare e continuando a produrre il proprio gianduiotto secondo la ricetta aziendale. (eatpiemonte.com)

Proprio per questo il ricorso presentato nel 2026 è stato interpretato da parte del mondo artigiano piemontese come un passo indietro rispetto agli accordi raggiunti negli anni precedenti. (RaiNews)

Cosa succede adesso?

La questione passerà nelle mani del TAR del Lazio, chiamato a valutare la legittimità del provvedimento ministeriale. Nel frattempo la procedura europea potrebbe rallentare: le norme comunitarie consentono infatti alla Commissione Europea di sospendere l’esame della domanda IGP in attesa della conclusione del contenzioso nazionale. (ANSA.it)

Una disputa che vale molto più di un cioccolatino

Dietro il caso Gianduiotto si nasconde un tema più ampio: il rapporto tra marchi industriali storici e denominazioni territoriali protette.

Per i produttori piemontesi, l’IGP rappresenta uno strumento per tutelare una tradizione che appartiene al territorio. Per Lindt-Caffarel, invece, è fondamentale preservare il valore commerciale e identitario di un marchio costruito in oltre un secolo e mezzo di storia.

La battaglia legale non riguarda quindi soltanto una ricetta o un disciplinare. In gioco c’è il controllo di uno dei simboli più iconici della cioccolateria torinese e il modo in cui tradizione, territorio e proprietà industriale potranno convivere nel mercato europeo del futuro.


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