PANISCIA, MARCHIO UIBM E FUTURA IGP: IL PRECEDENTE DEL GIANDUIOTTO E IL CASO PERNIGOTTI

Negli ultimi giorni è stato avviato il percorso per il riconoscimento della Paniscia Novarese IGP, con la presentazione di un disciplinare ufficiale volto a tutelare ingredienti, preparazione e legame territoriale del piatto simbolo del Novarese. (Quotidiano Piemontese)



La questione apre però un tema interessante dal punto di vista del diritto industriale e delle indicazioni geografiche: cosa accade quando una denominazione tradizionale del territorio incontra un marchio registrato precedentemente?

Nel caso della Paniscia, il marchio PANISCIA risulta registrato presso l’UIBM dal 2017, quindi in epoca antecedente all’eventuale futura registrazione di una IGP.




Il precedente più vicino: il Gianduiotto

Il caso più simile è probabilmente quello del Gianduiotto di Torino.

Da una parte vi era il Comitato promotore dell’IGP, sostenuto da produttori e artigiani piemontesi, con l’obiettivo di tutelare una ricetta storica legata al territorio. Dall’altra vi era Lindt & Sprüngli, proprietaria dello storico marchio Caffarel, titolare del marchio registrato “Gianduia 1865 – L’autentico Gianduiotto di Torino”, presente anche nel registro dei Marchi Storici di Interesse Nazionale. (Food)

Lo scontro non riguardava semplicemente il nome, ma una questione più profonda:

  • chi può utilizzare una denominazione storica;
  • quali caratteristiche deve avere il prodotto per definirsi autentico;
  • come convivono una tutela collettiva territoriale e un diritto di marchio privato preesistente.

Nel 2024 è stato raggiunto un accordo che ha consentito il proseguimento dell’iter IGP senza cancellare i diritti maturati da Lindt-Caffarel. L’azienda continuerà infatti a utilizzare il proprio marchio storico, mentre il Gianduiotto IGP seguirà il disciplinare previsto dal comitato promotore. (Food)

Perché il caso Paniscia potrebbe essere simile

La situazione della Paniscia presenta alcuni elementi che ricordano il caso Gianduiotto.

In entrambi i casi si tratta di:

  • denominazioni storiche appartenenti alla tradizione piemontese;
  • nomi conosciuti dal pubblico come identificativi di un prodotto territoriale;
  • possibile coesistenza tra marchio privato e tutela geografica collettiva;
  • necessità di definire un disciplinare che stabilisca cosa possa essere considerato autentico.

La domanda giuridica centrale diventa quindi la stessa:

un nome tradizionale del territorio può essere oggetto di esclusiva commerciale oppure appartiene al patrimonio culturale collettivo della comunità che lo ha generato?

Il diritto europeo tende generalmente a favorire la tutela delle indicazioni geografiche quando esiste un forte legame storico e territoriale, ma al tempo stesso riconosce l’esistenza di marchi anteriori legittimamente registrati. Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, si cerca una convivenza tra i due sistemi di tutela.

Il caso Pernigotti: quando la tutela territoriale diventa anche economica

La vicenda del Gianduiotto è stata spesso collegata anche al caso Pernigotti.

Nel 2018, durante la crisi dello storico marchio di Novi Ligure, alcuni sostenitori del progetto IGP sostennero che una tutela geografica del Gianduiotto avrebbe potuto rafforzare la filiera produttiva piemontese e contribuire a difendere occupazione, investimenti e identità territoriale. (Fondazione Qualivita)

L’argomento era semplice: una IGP non tutela soltanto un prodotto, ma protegge anche il valore economico del territorio in cui quel prodotto nasce.

È la stessa logica che ha portato al successo di molte denominazioni europee come Parmigiano Reggiano, Prosecco, Aceto Balsamico di Modena e Feta.

Oltre il marchio: la tutela di un patrimonio culturale

La vera questione non riguarda soltanto il diritto industriale.

Quando si parla di Paniscia, Gianduiotto o altri prodotti storici, si parla di cultura locale, tradizioni familiari, identità territoriale e memoria collettiva.

Per questo motivo le IGP nascono con una funzione diversa rispetto ai marchi commerciali:

  • il marchio tutela un’impresa;
  • l’IGP tutela una comunità produttiva e un territorio.

Se il percorso della Paniscia Novarese IGP dovesse proseguire, il precedente del Gianduiotto dimostra che la presenza di un marchio anteriore non rappresenta necessariamente un ostacolo insormontabile. Potrebbe invece diventare il punto di partenza per costruire un equilibrio tra diritti acquisiti e interesse collettivo alla valorizzazione di una delle espressioni più autentiche della tradizione gastronomica novarese. (Food)


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