Quanto potrebbe valere PANISCIA® tra 10 anni? Una stima economica del marchio del Novarese

Quando si parla di marchi territoriali, la domanda più affascinante non è quanto valgano oggi, ma quanto potrebbero valere domani.

È una domanda che imprenditori, investitori e amministrazioni locali si pongono spesso davanti a un progetto capace di rappresentare un territorio.




Nel caso di PANISCIA®, il tema è ancora più interessante.

Perché non stiamo parlando di un marchio inventato a tavolino.

Stiamo parlando del nome di uno dei piatti più rappresentativi del Novarese, legato a una tradizione secolare, alla cultura del riso e a un’identità territoriale fortemente riconoscibile.

Ma se il progetto venisse sviluppato nei prossimi dieci anni, quanto potrebbe valere realmente?

Come si valuta un marchio

I professionisti utilizzano generalmente tre criteri:

  • notorietà del marchio;
  • capacità di generare ricavi;
  • potenziale di sfruttamento futuro.

In altre parole, un marchio vale quanto è in grado di produrre economicamente attraverso licenze, eventi, prodotti, servizi e reputazione.

Per questo motivo il valore di PANISCIA® potrebbe seguire percorsi molto diversi.

Scenario 1 – Marchio registrato ma non sviluppato

Immaginiamo che il marchio venga semplicemente mantenuto registrato.

Nessun evento.

Nessuna attività commerciale.

Nessuna strategia di comunicazione.

In questo caso il valore sarebbe limitato.

Valore stimato nel 2036

5.000 – 20.000 euro

Si tratterebbe principalmente di un asset di proprietà industriale con valore difensivo.

Scenario 2 – PANISCIA® diventa un marchio locale riconosciuto

Immaginiamo invece che il marchio venga utilizzato per:

  • eventi annuali;
  • collaborazioni con ristoranti;
  • merchandising;
  • contenuti digitali;
  • attività promozionali sul territorio.

A questo punto il marchio inizierebbe a generare visibilità e ricavi.

Valore stimato nel 2036

50.000 – 250.000 euro

Questa è probabilmente la fascia più realistica per un marchio territoriale ben gestito ma ancora prevalentemente locale.

Scenario 3 – PANISCIA® diventa il brand ufficiale della gastronomia novarese

Qui il progetto cambia scala.

Immaginiamo:

  • Festival della Paniscia con migliaia di visitatori.
  • Circuito PANISCIA® dei ristoranti aderenti.
  • Collaborazioni con produttori di riso.
  • Linee di merchandising.
  • Presenza nazionale sui media.
  • Partnership con enti turistici.

In questo caso il marchio diventerebbe il principale ambasciatore gastronomico del Novarese.

Valore stimato nel 2036

500.000 – 2 milioni di euro

A questi livelli il valore non sarebbe più legato alla registrazione, ma alla forza del brand.

Scenario 4 – Il modello “Made in Novara”

Esiste poi uno scenario ancora più ambizioso.

PANISCIA® diventa il marchio ombrello di un territorio.

Non soltanto un piatto.

Ma una piattaforma capace di rappresentare:

  • turismo;
  • riso;
  • prodotti tipici;
  • eventi;
  • cultura;
  • merchandising;
  • editoria;
  • promozione internazionale.

In questo caso il marchio potrebbe essere concesso in licenza a produttori, ristoratori e organizzatori di eventi.

Valore stimato nel 2036

2 – 5 milioni di euro

A quel punto PANISCIA® non sarebbe più semplicemente un marchio gastronomico.

Diventerebbe un asset territoriale.

Il confronto con Tortionata® e Torta Barozzi®

Se osserviamo casi storici come Tortionata® o Torta Barozzi®, vediamo che il loro valore deriva dalla reputazione accumulata in oltre un secolo.

PANISCIA® parte però con un vantaggio diverso.

Non deve costruire da zero una ricetta.

La ricetta esiste già.

La notorietà esiste già.

L’identità esiste già.

Quello che manca è la costruzione dell’ecosistema di marca.

La vera domanda

Forse la domanda corretta non è:

“Quanto vale oggi PANISCIA®?”

Ma:

“Quanto può diventare importante per Novara?”

Perché se il marchio riuscirà a diventare il simbolo riconosciuto della cultura gastronomica novarese, il suo valore economico sarà soltanto una conseguenza.

E se nei prossimi dieci anni riuscisse a trasformarsi in un progetto territoriale condiviso, una valutazione compresa tra 500.000 euro e 2 milioni di euro non sarebbe affatto irrealistica.

Per un marchio nato da un piatto della tradizione contadina, sarebbe una delle storie di branding territoriale più interessanti d’Italia.


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